{"id":6,"date":"2011-11-05T21:37:05","date_gmt":"2011-11-05T21:37:05","guid":{"rendered":"http:\/\/basilicasangiuseppe.it\/?p=6"},"modified":"2023-01-04T09:53:01","modified_gmt":"2023-01-04T08:53:01","slug":"la-basilica","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/basilicasangiuseppe.it\/?p=6","title":{"rendered":"La Basilica"},"content":{"rendered":"<h1>La Basilica Collegiata<\/h1>\n<h1>di San Giuseppe<\/h1>\n<h1>in Seregno<\/h1>\n<h2 style=\"text-align: right;\"><span style=\"font-size: medium;\">di Giorgio Picasso<\/span><\/h2>\n<h2>1. <a href=\"#Origini\">Le origini.<\/a><\/h2>\n<h2><a href=\"#Origini\"><br \/>\n<\/a>2. <a href=\"#dedicazione\">La dedicazione della chiesa nel 1881 compiuta dal Patriarca Ballerini.<\/a><\/h2>\n<h2><a href=\"#dedicazione\"><br \/>\n<\/a>3. <a href=\"#collegiata\">La chiesa di Seregno divenuta collegiata.<\/a><\/h2>\n<h2><a href=\"#collegiata\"><br \/>\n<\/a>4. <a href=\"#lavori\">Nuovi lavori per la sistemazione della collegiata.<\/a><\/h2>\n<h2><a href=\"#lavori\"><br \/>\n<\/a>5. <a href=\"#basilica\">L\u2019elevazione della collegiata all\u2019onore di basilica (11 maggio 1981).<\/a><\/h2>\n<h2><a href=\"#basilica\"><br \/>\n<\/a>6. <a href=\"#visita\">La visita del Santo Padre Giovanni Paolo II alla basilica di Seregno (21 maggio 1983).<\/a><\/h2>\n<h2><a href=\"#visita\"><br \/>\n<\/a>7.<a href=\"#prevosto\">Il nuovo prevosto e la definitiva sistemazione della basilica.<\/a><\/h2>\n<h2><a href=\"#nota\">NOTA BIBLIOGRAFICA<\/a><\/h2>\n<h2><span class=\"titoletti\"><span class=\"titoletti\"><a name=\"Origini\"><\/a>1. Le origini.<\/span><\/span><\/h2>\n<h3><span class=\"titoletti\"><span class=\"TestoBase\">Le origini della basilica prepositurale di Seregno, dedicata a san Giuseppe, ci riportano alla seconda met\u00e0 del Settecento, quando dal governo austriaco che allora dominava anche sull\u2019antico territorio del ducato di Milano, fu decisa, in accordo con l\u2019arcivescovo di Milano, che era allora il cardinale Giuseppe Pozzobonelli, la costruzione di una chiesa parrocchiale, unica per tutto il borgo e dedicata a san Giuseppe. La decisione \u00e8 quanto meno sorprendente perch\u00e9 nella medesima circostanza era stato decretato di abbattere le due chiese parrocchiali preesistenti, una \u2013 la pi\u00f9 antica e la pi\u00f9 importante \u2013 dedicata al martire san Vittore, titolare del vicino e prestigioso monastero benedettino femminile di Meda, e l\u2019altra pi\u00f9 recente, ma essa pure di origini medievali, intitolata a sant\u2019Ambrogio. A questo punto la vicenda diventa persino curiosa, ma \u00e8 stata ricomposta con la necessaria documentazione, anche in opere abbastanza recenti, alle quali rimandiamo il lettore. Qui basti dire che da almeno due secoli i due centri di vita parrocchiale, sedi di proprie confraternite (i cosiddetti rossi a S. Vittore e i bianchi a S. Ambrogio) erano tra loro in contesa, evidentemente per un malinteso senso di orgoglio religioso, giungendo a manifestazioni che preoccuparono specialmente l\u2019autorit\u00e0 religiosa, senza lasciare indifferente, per ragione di ordine pubblico, il governo austriaco, che si era insediato a Milano nel 1748, a seguito del trattato di Aquisgrana, ed intendeva promuovere una politica di sviluppo sociale che presupponeva anche una ridistribuzione pi\u00f9 funzionale dei beni ecclesiastici. Ma a Seregno non si trattava soltanto di questo: occorreva riportare nel borgo quella pace religiosa che neppure i provvedimenti adottati dei due celebri arcivescovi di Milano, san Carlo Borromeo e il cardinale Federico, suo cugino, erano riusciti a ottenere. San Carlo fu in visita pastorale a Seregno nel 1579; il cardinale Federico, di manzoniana memoria, nel 1604. L\u2019uno e l\u2019altro, preoccupati della situazione religiosa del borgo avevano emanato decreti che avrebbero dovuto riportare pace negli animi dei seregnesi; ma non fu cos\u00ec. Il rimedio venne soltanto con la soppressione delle due chiese e delle due confraternite. Espressione di questa instaurata unit\u00e0 doveva essere una nuova chiesa, edificata a met\u00e0 strada tra le due precedenti che dovevano sparire: quelle erano state, loro malgrado, segno di divisione, la nuova doveva essere simbolo dell\u2019unione di tutti i fedeli, attorno ad un parroco e ad un battistero con una liturgia unica per tutte le feste, celebrate nella nuova chiesa.<br \/>\nLa posa della prima pietra della nuova e unica chiesa parrocchiale avvenne il 27 agosto del 1769 alla presenza del conte Firmian e del prevosto di Desio, Melchiorre Zucchelli. Se la dedicazione a san Giuseppe, protettore del cardinale arcivescovo, non present\u00f2 difficolt\u00e0 trattandosi di un culto non nuovo a Seregno, e che allora si diffondeva nella diocesi, assai pi\u00f9 complessa fu la scelta del progetto della nuova chiesa, ubicata ad uguale distanza dall\u2019una e dall\u2019altra, come si \u00e8 detto.<br \/>\nIn un primo tempo si ricorse all\u2019architetto barnabita Ermenegildo Pini, ma il grandioso progetto di una chiesa rotonda capace di accogliere 3600 fedeli non fu portato a termine per la mancanza di fondi. Il progetto fu rimesso in discussione nel 1771 e i lavori si fermarono per quasi dieci anni, finch\u00e9 fu approvato il progetto di Giulio Galliori, che ridusse sensibilmente la grandiosit\u00e0 del piano originario alle attuali dimensioni. Ritrovato il consenso, i lavori procedettero spediti, e il 6 maggio 1781, terza domenica di Pasqua e festa del Patrocinio di san Giuseppe, la nuova chiesa fu inaugurata con la gioiosa partecipazione dei fedeli del borgo; il p. Paolino di S. Chiara, provinciale degli agostiniani scalzi, pronunzi\u00f2 il discorso sviluppando il tema biblico: \u00abMagna erit gloria domus istius novissim\u00e6 &#8230; et in loco isto dabo pacem\u00bb (Aggeo, 2.10), senza tuttavia dimenticare ampi riconoscimenti al governo che aveva favorito l\u2019esecuzione dell\u2019opera, alla piena armonia tra l\u2019arcivescovo Giuseppe e l\u2019arciduca Ferdinando, e al popolo di Seregno che, \u00abquasi vir unus\u00bb (Esdra, 3), dimenticando le antiche turbolenze, aveva collaborato ad edificare questo \u00abdivino porto di pace\u00bb.<br \/>\nIn seguito l\u2019interno della nuova chiesa fu rifinito e abbellito con vari altari, tele preziose, ma specialmente con il ciborio di bronzo dorato, con pietre preziose, collocato sull\u2019altare maggiore. Fu ottenuto alla chiesa di san Giuseppe, su richiesta della seregnese confraternita del SS.mo Sacramento, dalla soppressa chiesa milanese di Santa Caterina di Brera nel 1786.<br \/>\nParroco del borgo nel giorno della inaugurazione della \u201crotonda\u201d era ancora il sacerdote Giovanni Battista Montano, ma gi\u00e0 nel dicembre di quello stesso anno fu trasferito alla parrocchia di Venegono Superiore. Gli successe il bustese don Gioacchino Boldrini, il quale pu\u00f2 essere considerato il vero primo parroco dell\u2019unica parrocchia di Seregno, con sede nella nuova chiesa di San Giuseppe. All\u2019inizio dovette sostenere ancora qualche conseguenza della atmosfera accesa dei secoli precedenti, ma ebbe il merito di impostare la vita parrocchiale in senso unitario. Quando mor\u00ec nel 1821, dopo 40 anni di permanenza a Seregno, fu da tutti compianto.<br \/>\nDal 1837 era parroco di Seregno don Luigi Colombo. La parrocchia di Seregno continuava a far parte dell\u2019antica pieve di Desio. Nel 1841 l\u2019arcivescovo di Milano, cardinale Carlo Gaetano Gaysruk, eresse la parrocchia si Seregno a prepositura del tutto autonoma dalla pieve di Desio, riconoscendo in tal modo gli sviluppi della vita religiosa cristiana durante gli ultimi cento anni. Il Colombo fu pertanto il primo parroco di Seregno a portare il titolo di prevosto.<\/span><\/span><\/h3>\n<p class=\"TestoBase\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#top\" target=\"_parent\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"..\/up.gif\" alt=\"Torna in cima alla pagina\" width=\"45\" height=\"32\" name=\"Tornasu\" align=\"BOTTOM\" border=\"0\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<h2><span class=\"titoletti\"><a name=\"dedicazione\"><\/a>2. La dedicazione della chiesa nel 1881 compiuta dal Patriarca Ballerini.<\/span><\/h2>\n<h3>Al Colombo, primo prevosto di Seregno, successe nel 1854 il sac. Saverio Comelli: il quale durante il trentennale governo della prepositura ebbe la sorte \u2013 ma anche il merito \u2013 di accogliere a Seregno, nella sua parrocchia, il 3 luglio 1868 il patriarca titolare di Alessandra d\u2019Egitto, mons. Paolo Angelo Ballerini, reduce da una tristissima e lunga vicenda che gli imped\u00ec di prendere possesso della sede arcivescovile di Milano alla quale era stato canonicamente eletto dal papa Pio IX nel concistoro del 20 giugno 1859, a seguito della designazione fatta dall\u2019imperatore d\u2019Austria Francesco Giuseppe, in base al concordato tra la Santa Sede e l\u2019Austria del 1855.<br \/>\nMons. Ballerini, inviso ai cosiddetti patrioti e al governo sabaudo che nel frattempo era subentrato a Milano alla dominazione austriaca, specialmente a causa delle circostanze della sua nomina, ricevette nella Certosa di Pavia la consacrazione episcopale nella notte tra il 7 e l\u20198 dicembre 1860; ma non riusc\u00ec a prendere possesso della sede arcivescovile e dopo sette lunghi anni di sofferenze e peripezie, nel 1867 rinunci\u00f2 alla cattedra milanese; fu trasferito al patriarcato titolare di Alessandria d\u2019Egitto e a Milano fu mandato il nuovo arcivescovo, mons. Luigi Nazari di Calabiana, traslato da Casale Monferrato, il quale era anche senatore del regno.<br \/>\nQuando egli chiese ospitalit\u00e0 a Seregno, declinando inviti a posti di responsabilit\u00e0 nella curia romana, si inizi\u00f2 per il modesto paese brianzolo un periodo di storia eccezionale. Infatti per quasi 30 anni, dal 3 luglio 1868 al 27 marzo 1897, quando il Ballerini mor\u00ec, Seregno divenne sede del patriarca e la sua chiesa prepositurale di S. Giuseppe assurse in pratica alla dignit\u00e0 di una cattedrale dove il prelato celebrava abitualmente le solenni liturgie, con quale entusiastica partecipazione di popolo \u00e8 facile immaginare. Seregno divenne, allora, per tutto il mondo ecclesiastico, un nome significativo; ed ancor oggi per chi voglia studiare i difficili rapporti tra la Chiesa e lo Stato nella seconda met\u00e0 del XIX secolo, la vicenda del patriarca Ballerini, respinto e ingiuriato da troppi faziosi nella sua stessa diocesi, accolto invece a Seregno con venerazione, umile ma incrollabile, rappresenta un capitolo pieno di interesse.<br \/>\nUn altro avvenimento di rilievo per la storia della prepositurale di Seregno avvenne durante la prevostura del Comelli. La chiesa, aperta al pubblico con la solenne benedizione del 6 maggio 1781, non era stata poi consacrata, o, come si usa dire nel linguaggio liturgico \u2018dedicata\u2019. Il rito solenne della consacrazione \u00e8 stato, da sempre, riservato alle chiese pi\u00f9 importanti, sedi di una pratica liturgica costante, complete in tutti gli accessori necessari. Da tempo, a dir vero, la chiesa di Seregno aveva ormai tutte le qualit\u00e0 per ricevere una simile definitiva destinazione al culto del Signore. \u00c8 noto per\u00f2 che il ministro ordinario per compiere la funzione \u00e8 il vescovo. Tra la fine del secolo XVIII e per quasi tutto il seguente, a causa degli avvenimenti che spesso sconvolsero l\u2019Italia e, nel caso nostro, la Lombardia, non si ebbero facili occasioni per la presenza di un vescovo nel paese. Basti osservare come dopo la visita pastorale del cardinale arcivescovo Pozzobonelli del 1744, e quella di un suo delegato dieci anni dopo nel 1754, non si incontra nessun\u2019altra visita pastorale fino a quella compiuta quasi 150 anni dopo dal cardinale arcivescovo Andrea Ferrari nel 1896. Sotto questo aspetto la presenza del Ballerini a Seregno fu risolutiva. Infatti nel 1881, ricorrendo il primo centenario di vita della chiesa di S. Giuseppe, si pens\u00f2 che fosse giunto il momento di compiere la dedicazione. Veramente, in un primo tempo, si ritenne che potesse venire a compierla lo stesso arcivescovo Calabiana, che fu sempre in cordiali rapporti con il suo predecessore mons. Ballerini, anche se non avevano le stesse idee su aspetti piuttosto politici che religiosi, ma il 1881 fu un anno assai difficile \u2013 come ricordano le cronache conservate nell\u2019Archivio Capitolare di Seregno \u2013 ed il Calabiana deleg\u00f2 senz\u2019altro il Ballerini a compiere la dedicazione di quella chiesa che era divenuta, in pratica, la sua cattedrale. Fu un atto di fraterna sensibilit\u00e0 episcopale, per cui il 22 settembre 1881 il patriarca dedic\u00f2 la chiesa di S. Giuseppe, come attestano numerosi documenti dell\u2019epoca.<br \/>\nIl patriarca Ballerini con la sua presenza operosa, favor\u00ec tra l\u2019altro anche l\u2019avvio di importanti fondazioni in Seregno quali il monastero delle benedettine adoratrici del SS. Sacramento (passate poi a Ghiffa) e quello dei monaci benedettini olivetani.<br \/>\nOggi la sua tomba \u00e8 venerata nella basilica seregnese.<\/h3>\n<p class=\"TestoBase\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#top\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"..\/up.gif\" alt=\"Torna in cima alla pagina\" width=\"45\" height=\"32\" name=\"Tornasu\" align=\"BOTTOM\" border=\"0\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<h2><span class=\"titoletti\"><a name=\"collegiata\"><\/a>3. La chiesa di Seregno divenuta collegiata.<\/span><\/h2>\n<h3>Nel 1909 divenne prevosto don Dalmazio Minoretti con il quale Seregno si impose nuovamente come punto di riferimento per molti cattolici italiani: infatti il professor Minoretti proveniva dalla Facolt\u00e0 teologica di Milano ed era assai noto per il suo insegnamento nel campo delle dottrine sociali, tanto che era gi\u00e0, e continu\u00f2 ad esserlo, presidente delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani. A Seregno fu amato ed ascoltato, ed il prestigio della sua presenza ebbe degno coronamento nella consacrazione episcopale che gli fu conferita dal cardinal Ferrari proprio nella chiesa prepositurale di S. Giuseppe , quando il Minoretti, nel 1916, fu nominato vescovo di Crema; in seguito divenne cardinale arcivescovo di Genova.<br \/>\nGli subentr\u00f2 come prevosto don Enrico Ratti. Durante il suo lungo governo pastorale, protrattosi infatti dal 1916 fino al febbraio del 1957, si colloca un altro significativo riconoscimento per la chiesa prepositurale di Seregno. Nel marzo del 1925 il cardinale arcivescovo Eugenio Tosi d\u00e0 esecuzione, a partire dalla festa di san Giuseppe, alla bolla pontificia con la quale la chiesa di Seregno \u00e8 elevata alla dignit\u00e0 di collegiata con un proprio capitolo canonicale composto di sei canonici. Anche questa nuova attenzione dell\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica per la chiesa di S. Giuseppe, deve essere giustamente interpretata come segno di approvazione e incoraggiamento per l\u2019intensa vita religiosa della parrocchia che aveva sempre il suo centro propulsore nella prepositurale divenuta collegiata.<\/h3>\n<p class=\"TestoBase\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#top\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"..\/up.gif\" alt=\"Torna in cima alla pagina\" width=\"45\" height=\"32\" name=\"Tornasu\" align=\"BOTTOM\" border=\"0\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<h2><span class=\"titoletti\"><a name=\"lavori\"><\/a>4. Nuovi lavori per la sistemazione della collegiata.<\/span><\/h2>\n<h3>Per un lungo periodo di tempo non si pot\u00e9 eseguire alcun considerevole lavoro; ma nel 1908 l\u2019esterno della chiesa, rimasto fino ad allora rustico, fu completato con la facciata in cemento dell\u2019architetto Scanavini, \u00abindubbiamente modesta per il materiale impiegato, ma ancora fedele e proporzionata alle indicazioni originali\u00bb, secondo il parere degli esperti. Ai pi\u00f9, per\u00f2, non piacque; e per molto tempo mons. Ratti accarezz\u00f2 l\u2019idea di dare alla sua chiesa una facciata pi\u00f9 degna. L\u2019occasione opportuna si present\u00f2 quando, ultimati i lavori per il Santuario di S. Valeria, il prevosto venne a conoscere un progetto che l\u2019architetto Ottavio Cabiati, ormai seregnese di adozione, aveva studiato per dare una \u2018fronte\u2019 monumentale alla collegiata di S. Giuseppe. Il 25\u00b0 di parrocchia del Ratti, celebrato nel 1941, offr\u00ec la circostanza propizia per presentare ai seregnesi il progetto che incontr\u00f2 generali consensi e fu realizzato abbastanza rapidamente se si tiene conto delle difficolt\u00e0 di quegli anni: il cardinale Schuster nel maggio del 1942 pose la prima pietra per la base delle colossali colonne, che fanno pensare un po\u2019 al Pantheon di Roma, e nel 1944 la nuova facciata del Cabiati fu inaugurata. La soluzione monumentale adottata, con il mosaico nel frontone di Salvatore Saponaro e del mosaicista Giorgio Crapputo, poneva immediatamente il problema del restauro interno della collegiata, appesantita nel frattempo da stucchi e altre sovrastrutture. Lo stesso Cabiati, a conclusione delle pagine descrittive dell\u2019architettura esterna della collegiata, formulava questo auspicio: \u00abLa generosit\u00e0 dei seregnesi provveder\u00e0 certo, sia pure in tempi migliori, a questo completamento e a tutti i lavori necessari per il maggior decoro della collegiata\u00bb.<br \/>\nI tempi migliori maturarono con il nuovo prevosto, mons. Bernardo Citterio, successo al Ratti nel giugno del 1957. Affront\u00f2 ben presto anche il grave problema del restauro interno della chiesa, coinvolgendovi tutta la popolazione: si discusse allora di tutto, e vi fu chi prospett\u00f2 l\u2019ipotesi di riprendere addirittura il grandioso progetto del Pini del secolo XVIII, come non mancarono \u2013 seppure in netta minoranza \u2013 coloro che proposero soluzioni pi\u00f9 drastiche. Prevalse, come scrive Ernesta Marforio, \u2018il partito moderato\u2019: \u00abil progetto di restauro fu affidato all\u2019architetto Luigi Brambilla, che raccoglieva, dopo esserne stato collaboratore, l\u2019eredit\u00e0 di Ottavio Cabiati. L\u2019architetto Brambilla si accinse perci\u00f2 dapprima a ristabilire all\u2019esterno l\u2019equilibrio tra l\u2019imponente facciata, innestata nei poderosi muri perimetrali, e il modesto tamburo retrostante con copertura a falde. Elev\u00f2 quest\u2019ultimo fino a m. 8.10 e ide\u00f2 come copertura una cupola che portava l\u2019altezza massima di tutto l\u2019impianto architettonico a m. 38\u00bb. Saranno questi, detti in sintesi, i lavori ultimati e inaugurati nel 1975, dal prevosto mons. Luigi Gandini che era subentrato a mons. Citterio nella primavera del 1964.<\/h3>\n<p class=\"TestoBase\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#top\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"..\/up.gif\" alt=\"Torna in cima alla pagina\" width=\"45\" height=\"32\" name=\"Tornasu\" align=\"BOTTOM\" border=\"0\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<h2><span class=\"titoletti\"><a name=\"basilica\"><\/a>5. L\u2019elevazione della collegiata all\u2019onore di basilica (11 maggio 1981).<\/span><\/h2>\n<h3>Occorre riandare agli avvenimenti del 1960, quando si progett\u00f2 il restauro interno della collegiata. Come si \u00e8 appena detto , i pareri furono diversi; ogni soluzione prospettata, comunque, era sempre assai impegnativa. Il prevosto Citterio, da poco a Seregno, aveva avuto occasione di parlarne con il cardinale arcivescovo Giovanni Battista Montini, che, del resto, si era gi\u00e0 reso conto della situazione in occasione della prima visita pastorale compiuta a Seregno. \u00c8 di grande interesse rileggere quanto mons. Citterio comunicava ai parrocchiani nel Bollettino \u00abL\u2019amico della famiglia\u00bb del marzo 1960: \u00abLa grandiosit\u00e0 dell\u2019opera impegna tutti! Nella sua paterna e generosa bont\u00e0 l\u2019Eminentissimo cardinale arcivescovo, in una recente udienza, ha benedetto con effusione di cuore i nostri propositi rinnovatori ed ha confermato una promessa da lui benignamente fatta, dopo la visita pastorale: una volta compiuti i lavori di restauro, Egli impetrer\u00e0 dal Santo Padre che la collegiata venga elevata alla dignit\u00e0 di Basilica Romana\u00bb. \u00c8 appena il caso di sottolineare l\u2019importanza di una simile testimonianza. Il cardinale Montini nei pur rapidi contatti che ebbe con Seregno durante gli anni della sua permanenza a Milano come arcivescovo (1955-1963), aveva evidentemente colto il valore religioso che si esprimeva nella collegiata. Non \u00e8 da pensare che, persona prudente e scrupolosa qual era, si fosse lasciato andare a promettere erezioni di basiliche ogni qual volta avesse incontrato nelle sue peregrinazioni apostoliche una chiesa da restaurare o da edificare. Se nel caso di Seregno si impegn\u00f2 fino a ribadire la sua promessa per un riconoscimento che non era di ordinaria amministrazione e che, inoltre, imponeva alla chiesa che ne era destinataria anche precisi doveri, vuol dire che comprese e apprezz\u00f2 le nobili tradizioni che erano state vissute in quasi due secoli nella collegiata seregnese, ed inoltre intu\u00ec le possibilit\u00e0 che la stessa comunit\u00e0 parrocchiale avrebbe saputo esprimere davanti a tutta la Chiesa diocesana.<br \/>\n\u00c8 noto come poi si siano svolte le vicende, assai pi\u00f9 grandi di Seregno: il cardinale Montini, nel conclave del giugno 1963 divenne Paolo VI; per una serie di combinazioni l\u2019effetto di questa elezione papale si ripercosse a Seregno, perch\u00e9 al cardinale Montini successe sulla cattedra di sant\u2019Ambrogio mons. Giovanni Colombo, rettore maggiore dei seminari milanesi, e al suo posto fu chiamato il prevosto di Seregno. Si ebbe, per tale via, una successione nella prepositurale di S. Giuseppe; e il nuovo prevosto, mons. Gandini, eredit\u00f2 da mons. Citterio anche il compito di portare a termine il restauro interno della collegiata. Non \u00e8 stato \u2013 si \u00e8 appena detto \u2013 un compito n\u00e9 semplice, n\u00e9 di breve durata.<br \/>\nMa quando, nel 1976, dopo la celebrazione dell\u2019Anno Santo, i lavori di restauro, avviati nel 1960, parvero finalmente terminati, a mons. Prevosto torn\u00f2 in mente quella pagina scritta dal suo predecessore nel bollettino parrocchiale del marzo 1960. I restauri erano finiti; la parrocchia si era impegnata senza riserve. Chi aveva promesso di chiedere al papa la elevazione a basilica ora era in grado di decidere di sua iniziativa. La pratica fu avviata dal Prevosto Gandini nel 1976: nell\u2019archivio capitolare si conserva la documentazione in proposito. Tuttavia alla storia della collegiata di Seregno, insigne ormai per le sue strutture architettoniche e per le opere d\u2019arte che la ornano, veneranda perch\u00e9 accoglie la tomba del patriarca Ballerini, soprattutto viva per la intensa partecipazione dei seregnesi alla vita parrocchiale, mancava ancora una pagina. Tento di tracciarla appena, in poche righe.<br \/>\nAllorch\u00e9 alla fine del secondo conclave del 1978 fu annunciato al mondo che il nuovo papa, Giovanni Paolo II, era il cardinale arcivescovo di Cracovia, per un momento tutti rimasero sorpresi e incerti. Una sorpresa, a dir vero, che dur\u00f2 pochi minuti, perch\u00e9 bast\u00f2 un \u00abSia lodato Ges\u00f9 Cristo\u00bb per riprendere il dialogo che il mondo intero aveva appena avviato con il sorriso del suo predecessore. Ma quello stupore era ben giustificato: era lo stupore della storia che ormai da pi\u00f9 di quattro secoli si era abituata a trattare con papi italiani. Stupore, si pu\u00f2 dire, per tutto il mondo, ma non per il clero e il popolo di Seregno che da tempo conoscevano e amavano il cardinale Carlo Wojtyla. Era stato pi\u00f9 volte a Seregno, nel settembre del 1963, nel novembre del 1964 e il 30 settembre 1973, a seguito di una amicizia nata tra la sua diocesi e la parrocchia di S. Giuseppe al tempo del Concilio; alla chiesa seregnese aveva donato anche una reliquia del martire san Floriano. Quando il 25 novembre 1978, a pochi mesi dalla elezione, Giovanni Paolo II, divenuto vescovo di Roma e primate d\u2019Italia, ricevette in udienza il pellegrinaggio seregnese guidato da mons. Prevosto, riconobbe d\u2019aver mosso i primi passi nella Chiesa Italiana attraverso la collegiata di Seregno, e donando ai pellegrini un quadro della Madonna di Czestochowa disse apertamente: \u00abVoglio che l\u2019immagine di questa Madonna sia conservata nella parrocchia di Seregno\u00bb. L\u2019intero discorso pronunciato dal Santo Padre in quella occasione si pu\u00f2 leggere nell\u2019\u00abAmico della Famiglia\u00bb del dicembre 1978.<br \/>\nFinalmente l\u201911 maggio 1981, mentre si celebravano due importanti giubilei per la basilica seregnese \u2013 il 2\u00b0 centenario della sua inaugurazione e il 1\u00b0 della sua dedicazione \u2013 il Santo Padre firmava il breve \u00abSemper quidem Ecclesia catholica\u00bb con il quale elevava la stessa collegiata alla dignit\u00e0 di basilica romana minore.<br \/>\nIl 27 settembre di quello stesso anno, a conclusione della annuale festa del Crocifisso, l\u2019arcivescovo di Milano, mons. Carlo Maria Martini, sulla piazza antistante la chiesa, davanti al clero, alle autorit\u00e0 e alla popolazione accorsa numerosa, dette lettura del breve pontificio dell\u201911 maggio. Segu\u00ec il discorso dell\u2019arcivescovo sul significato spirituale della basilica e lo concluse con una toccante preghiera alla Madonna: \u00abSii per questo popolo credente \u2013 sono le ultime parole \u2013 un segno di speranza e di fede: come questa notte, cos\u00ec possa il segno di Maria e la gloria di Giuseppe essere un segno e una fiaccola per questa citt\u00e0\u00bb.<\/h3>\n<p class=\"TestoBase\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#top\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"..\/up.gif\" alt=\"Torna in cima alla pagina\" width=\"45\" height=\"32\" name=\"Tornasu\" align=\"BOTTOM\" border=\"0\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<h2><span class=\"titoletti\"><a name=\"visita\"><\/a>6. La visita del Santo Padre Giovanni Paolo II alla basilica di Seregno (21 maggio 1983).<\/span><\/h2>\n<h3>Nel maggio del 1983 si celebrava a Milano il 20\u00b0 Congresso Eucaristico Nazionale: la visita del papa a Milano per partecipare alla celebrazione dell\u2019Eucaristia era inserita nel programma gi\u00e0 diffuso nella diocesi e in tutta Italia. Dal Papa venne direttamente il desiderio di inserire in questa occasione anche una visita a Seregno. \u00abIn considerazione dei particolari e ripetuti rapporti che, prima ancora della sua elezione alla Cattedra di Pietro, ha avuto con la tua comunit\u00e0 parrocchiale, il Sommo Pontefice desidera sostare a Seregno in occasione della sua visita pastorale a Milano nel prossimo maggio\u00bb. Cos\u00ec scriveva il Vicario Episcopale del Congresso Eucaristico, mons. Ernesto Basadonna, al prevosto mons. Gandini nei primi giorni dell\u2019anno del Congresso, 1983. Il prevosto ne dava subito l\u2019annuncio alla popolazione: \u00abIl Papa ha mantenuto una promessa fatta nei primi giorni del suo pontificato a mons. Prevosto che si era recato in Vaticano ad esprimergli la gioia dell\u2019intera citt\u00e0 per la sua elevazione alla Cattedra di Pietro\u00bb.<br \/>\nLa notizia ufficiale della visita del Papa suscit\u00f2 entusiasmo nella popolazione. La preparazione spirituale e organizzativa fu intensa, a vari livelli tutte le categorie furono coinvolte. Intanto lo scultore cittadino Antonio De Nova prepar\u00f2 la statua di bronzo che, collocata sul piazzale antistante la chiesa avrebbe ricordato la visita del Papa a Seregno, \u00abmessaggero di gioia che annuncia la salvezza, pellegrino sulle vie del mondo\u00bb.<br \/>\nIl Sommo Pontefice giungeva a Seregno nella mattinata del 21 maggio. Tutto era stato predisposto, compreso un accurato servizio di ordine. Il Papa giunse da Desio, dove si era fermato per ricordare il suo predecessore Pio XI, nato a Desio. L\u2019accoglienza ufficiale avvenne davanti alla basilica gremita di fedeli, ma accuratamente selezionati perch\u00e9 dovevano veramente rappresentare tutte le componenti della numerosa famiglia parrocchiale. Il Papa era accompagnato da alcuni prelati della Segreteria di Stato, dal suo segretario don Stanislao ben conosciuto a Seregno, dal cardinale Martini e da mons. Citterio. Entrati nella chiesa dove pi\u00f9 volte aveva celebrato la messa e che lui stesso aveva elevato alla dignit\u00e0 di basilica, il Santo Padre si raccolse in preghiera, in un momento denso di ricordi. Poi parl\u00f2 ai carissimi fratelli e sorelle di Seregno: \u00abVi ringrazio \u2013 disse \u2013 vivamente per la calorosa ed amabile accoglienza in questa ospitale citt\u00e0 di Seregno, a cui sono legato da una lunga consuetudine di affettuosa amicizia\u00bb.<br \/>\nIl Papa sottoline\u00f2 che per lui era un ritorno, rievocando i precedenti incontri, a cominciare dal primo, nel 1963. Nel discorso invit\u00f2 i seregnesi a tenere alto il prestigio che derivava loro da nobili ideali con una vita esemplare.<br \/>\nLa stampa ha dato grande rilievo ai vari momenti della visita papale: un giorno \u2013 come \u00e8 stato scritto \u2013 che segner\u00e0 la storia di Seregno, forse non ripetibile!<\/h3>\n<p class=\"TestoBase\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#top\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"..\/up.gif\" alt=\"Torna in cima alla pagina\" width=\"45\" height=\"32\" name=\"Tornasu\" align=\"BOTTOM\" border=\"0\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<h2><span class=\"titoletti\"><a name=\"prevosto\"><\/a>7. Il passaggio dal prevosto mons. Luigi Gandini al prevosto mons. Silvano Motta e la definitiva sistemazione della basilica.<\/span><\/h2>\n<h3>L\u2019anno 1995 port\u00f2 a Seregno un clima di festa per la celebrazione del 50\u00b0 di sacerdozio del prevosto mons. Luigi Gandini che nel frattempo era stato nominato dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II \u00abprotonotario apostolico sopranumerario\u00bb, ed aveva ricevuto le insegne della nuova dignit\u00e0 ecclesiale, croce pettorale e anello, dalle mani del Papa che gliene fece dono durante la messa concelebrata nella cappella dell\u2019appartamento papale. Mons. Gandini, nato a Castello di Lecco il 29 marzo 1922; il 26 maggio 1945 era stato ordinato sacerdote dal cardinale I. Schuster, oggi venerato come beato.<br \/>\nAll\u2019inizio della Quaresima di quell\u2019anno della sua messa d\u2019oro, il 5 marzo 1995, a tutte le messe domenicali il prevosto comment\u00f2 un passo del libro della Genesi (1,1.26-31): \u00abIn attesa di cieli nuovi e terra nuova\u00bb. Ma le solenni celebrazioni si tennero in maggio e culminarono nella solenne concelebrazione della domenica 21 maggio in una basilica ornata a festa, gremita di fedeli. Don Armando Cattaneo pronunci\u00f2 l\u2019omelia: \u00abUn prete vero perch\u00e9 uomo vero\u00bb.<br \/>\nSeguirono altre celebrazioni e finalmente nei primi giorni di luglio il prevosto pot\u00e9 recarsi per un po\u2019 di riposo in Val Masino (Sondrio); non sarebbe pi\u00f9 tornato! Il 10 luglio, dopo 50 anni di fedele sacerdozio e 31 di appassionato servizio alla chiesa seregnese, all\u2019improvviso il Signore lo chiamava al premio eterno. I funerali si svolsero il 13 luglio, presieduti dal Vicario generale Mons. Giudici; vi partecip\u00f2, commossa, una folla numerosa e orante.<br \/>\nA guidare la comunit\u00e0 parrocchiale, in attesa di un nuovo prevosto, fu designato come vicario don Marco Re, ben noto ai seregnesi perch\u00e9 dal 1962 fino al settembre 1974 era stato Rettore del Collegio Ballerini. Lo stesso vicario nel pomeriggio della domenica 8 ottobre 1995 poteva comunicare ai fedeli riuniti in basilica per la messa vespertina che il cardinale arcivescovo aveva nominato nuovo prevosto il sacerdote don Silvano Motta, parroco di Valmadrera. Originario di Brivio, gi\u00e0 segretario del cardinale Giovanni Colombo e poi amministratore del seminario di S. Pietro a Seveso, il nuovo prevosto fece il suo ingresso il 12 novembre; disse: \u00abSono qui per essere il pastore di tutti\u00bb. L\u2019attivit\u00e0 di mons. Silvano Motta ha portato non poche novit\u00e0 sia sul versante pastorale, sia su quello delle strutture.<br \/>\nMa a conclusione di queste note sulle vicende della basilica seregnese si deve ricordare la riforma strutturale introdotta proprio nella basilica portando l\u2019altare maggiore quasi al centro della rotonda per esigenze liturgiche: l\u2019altare diveniva maggiormente visibile da tutti i fedeli e ben simboleggiava la funzione centrale che svolge nella celebrazione eucaristica. Dopo una prima sistemazione provvisoria, i lavori furono eseguiti con il necessario decoro e il sabato 18 dicembre 1999 il cardinale Martini consacrava il nuovo altare, opera dello scultore Floriano Bodini. Il 27 dicembre dello stesso anno, sul nuovo altare presiedeva la concelebrazione eucaristica in apertura dell\u2019anno giubilare del 2000 il cardinale Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Genova. Presenza significativa perch\u00e9 nella sede metropolitana di Genova il cardinale, originario della Brianza, era successore del cardinale Carlo Dalmazio Minoretti, prevosto di Seregno dal 1909 al 1916. Intanto il nuovo presbiterio si arricchiva di un ambone per l\u2019annuncio della Parola di Dio e di una sede per il sacerdote celebrante. Entrambe opere dello stesso Bodini, scultore ben noto in campo nazionale per le sue opere di carattere religioso, vennero benedette durante la solenne veglia pasquale del 22 aprile 2000. Con questa data si pu\u00f2 dire concluso il lungo cammino del tempio seregnese di San Giuseppe, iniziato nel lontano agosto 1769, quando fu posta la prima pietra. Una storia \u2013 ormai si pu\u00f2 usare questa parola \u2013 una storia lunga, ricca di momenti lieti ma anche sofferti, come del resto \u00e8 la vita di ogni cristiano. Cos\u00ec \u00e8 stato per la basilica di San Giuseppe di Seregno, che oggi, completa in tutte le sue strutture, rappresenta tra le moltissime chiese della Brianza, un monumento significativo nella storia della fede e dell\u2019arte.<\/h3>\n<p class=\"TestoBase\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#top\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"..\/up.gif\" alt=\"Torna in cima alla pagina\" width=\"45\" height=\"32\" name=\"Tornasu\" align=\"BOTTOM\" border=\"0\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<h2><span class=\"titoletti\"><a name=\"nota\"><\/a>NOTA BIBLIOGRAFICA<\/span><\/h2>\n<h3>I contributi dedicati alla storia della chiesa di San Giuseppe sono stati segnalati nel volume La basilica collegiata di San Giuseppe in Seregno. Lineamenti storici e documentazione, a cura di G. Picasso (Seregno 1982). Da allora, per la figura del primo progettatore, si distingue l\u2019ampio studio di C. Mariani, Il padre Ermenegildo Pini e il primo pantheon lombardo: la parrocchiale di San Giuseppe a Seregno, \u00abBarnabiti Studi\u00bb, 13, 1996, pp. 133-238. Notizie utili anche nei contributi pubblicati nel volume Seregno. Una comunit\u00e0 di Brianza nella storia (secoli XI \u2013 XX), a cura di G. Picasso e M. Tagliabue (Seregno 1994), specialmente, per la parte artistica, nel saggio di S. Gatti, L\u2019arte: testimonianze e figure (secoli XVI \u2013 XIX), pp. 271-338. Sulla visita papale (21 maggio 1983) ampia documentazione, anche fotografica, nel n. 5-6, maggio-giugno 1983, del \u00abL\u2019amico della famiglia\u00bb, bollettino delle parrocchie di Seregno; ma gi\u00e0 per i precedenti rapporti v. L. Losa, Per Seregno Woityla \u00e8 un \u00abPapa di casa\u00bb, \u00abDiocesi di Milano. Terra Ambrosiana\u00bb, 19, 1978, pp. 463-465. Sul patriarca Ballerini, v. Paolo Angelo Ballerini, arcivescovo di Milano (1859-1867) (Atti della Giornata di studio in occasione del I centenario della morte, 1897-1997, Milano, 22 marzo 1997), saggi raccolti da G. Picasso, Milano 1998 (Archivio Ambrosiano, 77), specialmente il contributo di C. Cattaneo, Operosit\u00e0 del patriarca nel lungo periodo seregnese, pp. 139-172. Approfondimenti sull\u2019altare nei contributi pubblicati nel volume L\u2019altare di Floriano Bodini nella basilica di Seregno, a cura di C. Mariani (Seregno 2001). Altre utili indicazioni per la storia della basilica sono citate nelle opere indicate.<\/h3>\n<p class=\"TestoBase\"><span style=\"font-size: small;\"><a href=\"#top\" target=\"_self\" rel=\"noopener\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" src=\"..\/up.gif\" alt=\"Torna in cima alla pagina\" width=\"45\" height=\"32\" name=\"Tornasu\" align=\"BOTTOM\" border=\"0\" \/><\/a><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Basilica Collegiata di San Giuseppe in Seregno di Giorgio Picasso 1. Le origini. 2. La dedicazione della chiesa nel 1881 compiuta dal Patriarca Ballerini. 3. La chiesa di Seregno divenuta collegiata. 4. 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